Questa cappelletta venne chiamata con questi termini da don Celso De Giuli nel suo libro “La Valstrona e Luzzogno, storia e tradizioni”, in quanto l’affresco centrale rappresenta il peccatore morente sulle ginocchia della Madonna, alla quale si riferiscono le parole sopra scritte: “cadent in retiaculo eius peccatoros” , ovvero “lascio che i peccatori cadano nella sua rete”. Ai lati sono dipinti San Carlo Borromeo e San Gaudenzio. Non si trovano dati sul periodo della sua costruzione, mentre è stata restaurata nel 1964. Singolare e degna di nota è l’usanza che richiama anche all’appellativo “della buona morte”, che vedeva, fino ad almeno gli inizi degli anni Ottanta del Novecento, la richiesta d’aiuto alla Madonna da parte dei parenti di un agonizzante, attraverso un cero che veniva acceso sul posto con la speranza che con l’esaurirsi della cera e della fiamma potesse liberarsi dal corpo l’anima del morente. Testimonianze affermano che in molti di questi casi la Madonna accolse le preghiere, esaudendole.