Il Santuario

Il Santuario

 

L'origine precisa del santuario non è attestata da nessun documento ed anche la tradizione orale è, al riguardo, molto vaga.

Alcune fonti sembrerebbero comunque indicare il piccolo colle di Luzzogno come luogo di culto mariano molto antico, trasformato, attraverso i secoli, nell'oratorio che oggi conosciamo.
Il vescovo Carlo Bescapè nella prima visita pastorale alla Colletta, il 9 settembre del 1597, parla, infatti, di una "scarsa imago linea super altare Beata Virginis Mariae, lactantis rudis et vetustate corrosa atque deformis": esisteva dunque un'antica statua di legno di Maria intenta ad allattare il Bambino, ai tempi già rovinata e corrosa e, secondo il vescovo, da sostituire.

 

 

 

santuarioProprio la tipologia della scarsa rappresentazione ci rimanda ai tempi remoti, essendo quella di "Marita lactans" la più antica effige conosciuta della Madre di Dio, importata in Europa dall'Oriente a seguito delle crociate (1095-1291): la lattazione di Marita è simbolo di adempimento della volontà del Padre, dimostrazione della vera umanità del Cristo, fonte battesimale, sacramento, alimento eucaristico.


santuarioQuesto culto avrà occasione di proporsi anche in forme popolari di venerazione: piccole cappelle ed affreschi sparsi nelle vie dei paesi o in luoghi isolati di passaggio.
Altra testimonianza sono le parole di Don Togno, rivolte al vescovo di Novara nel 1884 per ottenere il permesso di incoronare la statua della Vergine (prima incoronazione, anno 1885): "L'erezione di questo Oratorio fu quasi contemporanea all'erezione della Parrocchia di Luzzogno, che seguì l'anno 1455 ; la onde in quell'epoca venne collocata detta statua in detto Oratorio, la quale statua, secondo una vecchia tradizione,  già da tempo anteriore stava esposta alla pubblica venerazione in una cappelletta che venne poi convertita nell'attuale Oratorio, successivamente ampliato a spese di un ricco signore della nobil casa Gozzano ,di Luzzogno per grazia ricevuta dalla B. V. Della Colletta".
Si parla anche qui di una precedente cappelletta in cui era esposta una statua della Vergine, presumibilmente quella di Maria Lactans, sostituita poi con quella odierna della Madonna delle Grazie, della quale si ha notizia in un documento vescovile del 1629:"Beatae Maria Virginis cum filio in gremio"; non più "Lactantis" ma comunque e sempre fonte, nutrice e dispensatrice di grazia.
La primitiva cappelletta verrà a poco a poco ampliata. la madonna delle grazie in chiesa parrocchiale


Le relazioni delle due prime visite pastorali ci descrivono un piccolo Oratorio composto da un'unica navata, pavimentato, col tetto in piode, due soli punti luce e"Sacrae imagines" sullo fondo annerite dal fumo delle candele; sopra l'altare vi è la statua della Madonna del Latte.
Nei secoli successivi la costruzione fu ingrandita e arricchita di nuovi accessori.
Tra il 1617e il 1629 fu costruito il campanile.
Il dipinto sulla facciata, con "l'immagine vecchia della Beata Vergine" ed il malcapitato Gozzano rinchiuso in carcere (risale a circa metà del XVII secolo), venne ritoccato nel 1865 dal pittore Mattazzi di Massiola.
Chi fosse questo Gozzano non ci è dato di sapere: forse un ricco signore oppure un concaro (secondo Don Celso De Giuli ) protagonista di uno sfortunato scambio di persona e finito in carcere accusato di furto.

 

Quale che sia la verità, pare certo che a questo Gozzano si debba l'ampliamento e la sistemazione della chiesetta nella metà del 1600, periodo in cui il Santuario fu intitolato alla Madonna delle Grazie.
santuarioOggi l'Oratorio è dedicato alla Natività di Maria, culto che sottolinea l'attenta preparazione alla venuta di Cristo già con la Santa Nascita di sua Madre; la nuova intitolazione viene menzionata già nel 1820.
Nei secoli XIX e XX i restauri continuarono. Nel 1942 fu sistemato anche il piazzale esterno, si portò l'acqua potabile al Santuario, si aggiunse il riparo all'entrata e furono rinnovati tetto e campanile; fu pure costruito il coro degli uomini, come testimoniano le due lapidi sulla facciata. Negli anni 70 fu rifatta l'intera copertura in rame del tetto, pavimentato il piazzale e chiuso il sagrato con un arco in serizzo ed una cancellata di ferro battuto.
Recentemente è stata collocata sul piazzale una fontana in granito e sono stati ricavati dei locali di deposito sotterranei.
All'interno del Santuario i restauri, eseguiti nel 1996, hanno rimesso in luce sulla parete sinistra della navata gli affreschi che già si vedevano in parte di inizio XVI secolo, che rappresentano da sinistra a destra: nel primo riquadro, San Rocco e la Madonna con Gesù Bambino; nel secondo, San Bernardo; nel terzo, Gesù in croce, la Madonna e San Giovanni; nel quarto, di grandi dimensioni, il Giudizio Universale.
Nel registro sottostante in tre riquadri sono rappresentate virtù Cristiane impersonate dalla Madonna: la Concordia, la Carità, l' Umiltà.
Le pitture delle quattro lunette della navata sono state eseguite nel 1943 da Pietro Gaddia, quelle delle volte da Cesare Tos nel 1935.
  

I  dipinti votivi.

Il primo ex-voto del Santuario della Colletta è un affresco del XVII secolo situato sulla faccia dell-Oratorio, sopra la porta d-ingresso. Nel dipinto è raffigurata l-antica immagine della Beata Vergine ed un carcerato che, da dietro le sbarre, prega e formula un voto. Questa immagine fu ritoccata nel 1865 dal pittore Marco Mattazzi di Massiola.
I quadri ex-voto del Santuario sono dedicati alla Madonna delle Grazie, eseguiti ad olio su tavola, tela, compensato, faesite, lamiera e ad acquerello su carta. Sono databili dal secolo XVIII in poi. Tra quelli d-epoca ignota, si presume ce ne siano anche del secolo precedente.
I dipinti votivi sono 94, dei quali 54 firmati e 40 che sono d-autore ignoto,; 84 portano la data e 10 sono di d-epoca ignota.
Per quanto riguarda la casistica dei miracoli sono cosi suddivisi :n 14 malattia, n 7 incidenti sul lavoro, n 10 guerra, n 8 incidenti generici, n 6 interventi chirurgici,n 14 incidenti su strada, n 3 fulmini, n 5 pericoli di serpenti, n 19 cadute, n 2 cadute in acqua, n 4 cadute massi, n 2 agguati.
Autori dei dipinti firmati sono: Meloni (1), Rumiano (1), Scarrone (1), Matazzi (3), De Giuli (5), Boretti (14), De Mercanti ( 28 ). Tra gli ex voto d-autore ignoto sono attribuiti a : Mario Gachet (6), Marco Matazzi (5), Vittorio Cavalleri (2), Cesare Tos (1). Tutti gli ex-voto dipinti del Santuario sono stati catalogati nel 1996 da Maria De Giuli e Severino Piana su incarico del Museo del Paesaggio che ha preparato l-apposito modello di scheda.


BAMBINO  MALATO  IN  CULLA

 

DATA:1774 - OLIO SU TAVOLA, CM.38,5 X 31,5 - AUTORE: IGNOTO - ISCRIZIONI: PIETRO RIGITTINO V.F.G.R.  1774 - SCHEDA E.V.N §  91.

 

Anticamente i più colpiti dalle epidemie e dalle infezioni polmonari erano forse
i bambini. Le conseguenze erano spesso mortali. Non c-era famiglia che non avesse subito la perdita di almeno un figlio.
Anche in questa tavola si vede un neonato malato; gli sono vicini  i famigliari affranti che supplicavano la Vergine. Da rilevare che nel dipinto la raffigurazione della Madonna con Gesù Bambino non è la consueta immagine della Madonna della Colletta; altra nota particolare è data dalle donne oranti, con il tradizionale drappo bianco come copricapo (usato solo in Chiesa   durante le funzioni religiose), ad indicare il profondo significato ispirato a devozione, di quella circostanza. L-uomo in ginocchio è vestito  signorilmente . La culla di legno , di costruzione  artigianale, era preparata con un sacco di foglie di faggio secche, detto -busacòt-, il neonato era fasciato fino al collo con una fascia (-fasa-) molto lunga, le copertine ben rimboccate e strette vigorosamente dai -lighèm- realizzati a mano con colori vivacissimi; il viso del piccino era protetto da un drappo posto sopra -l-arcion- (pezzo di legno arcuato).
Localmente le ultime culle di questo tipo sono state utilizzate fino ad una ventina d-anni fa.

 

DONNA  COLPITA  DA  MALATTIA  ASSISTITA  DAI  FIGLI  PARROCI 

 

DATA : 1918 - OLIO SU TELA, CM. 34X26 - AUTORE : GIACOMO BORETTI (G.B.) - ISCRIZIONI : GRAZIA RICEVUTA IL MESE DI OTTOBRE 1918 DA FEBBRE SPAGNOLA PASQUA DE GIULI - SCHEDA E.V.N § 71

 

Osservando i quadri ex voto, molto frequente trovarsi davanti a descrizioni di miracolose guarigioni, con il malato spesso assistito dai famigliari, a volte dal medico e dal parroco come si nota anche nelle raffigurazioni dei dipinti votivi (schede  E.V.N § 5 e N.§ 92 ). Anche la madre del vescovo Monsignor Raffaele  De Giuli e del sacerdote don Celso, nativi di Luzzogno, ebbe occasione di invocare la Beata Vergine.
All-inizio di questo secolo ci fu una forma influenzale molto pericolosa  detta -Spagnola-che provocava una forte febbre. Fu un-epidemia che provocò moltissime vittime e si racconta che in quel triste periodo i funerali erano cosi frequenti che, per pietà verso chi giaceva a letto colpito dalla malattia, non si suonasse più la campana per accompagnare i morti a sepoltura. Ben pochi riuscivano a guarire come  nel caso della raffigurazione:la donna è a letto,assistita dal figlio in abito talare e da altri famigliari.

 

BAMBINO CURATO DAL DOTTORE

 

DATA : 1865 - OLIO SU TELA, CM. 35X41 - AUTORE : MATAZZI - ISCRIZIONI: G.R. L-ANNO 1865  DI ALEGRUS CLEMENTINA MATAZZI FECE - SCHEDA E.V. N° 5

 

AMMALATO A LETTO SUPPLICA LA MADONNA

 

DATA :IGNOTA ( SEC. XVIII ) - OLIO
SU TAVOLA, CM. 22X25 - AUTORE : IGNOTO - ISCRIZIONI : EX VOTO - SCHEDA E. V. N°92

 

MORIBONDA CON BARA ACCANTO AL LETTO E FAMIGLIARE SUPPLICANTE  

 

DATA:1818 - OLIO SU TAVOLA, CM. 30X37 - AUTORE : IGNOTO - ISCRIZIONI: EX-VOTO 1818 G. R. L-ANNO 1817 - SCHEDA E. V. N § 88

 

I rimedi d-un tempo, spesso a base d-erbe e preparati in casa, non potevano certo arrestare le epidemie né influire molto positivamente sul decorso di alcune malattie. All-epoca del dipinto la percentuale di mortalità specie per malattie infettive, era molto elevata.
Benché non si abbiano notizie più precise circa l-accaduto, si può ben dire che la poveretta fosse ormai sull-estrema soglia (come ci ha confermato dalla bara presso il letto ) e che solo un miracolo la potesse riportare all-affetto dei suoi cari.  Osservando la tavola, i tendaggi sopra il letto e l-abito signorile del famigliare si può dedurre che si trattasse di una famiglia di ceto sociale abbastanza elevato. Altro particolare sta nella raffigurazione della Madonna dentro la nicchia, iconografia forse unica nella serie dei quadri ex- voto della Colletta. Sul retro del quadro c-è un-iscrizione di qualche anno più tardi, con una promessa alla Beata Vergine fatta da chi, forse della famiglia, sa di partire andando incontro a gravi pericoli.
La richiesta è di tornare sano e salvo.
Si legge infatti:
-GIUSEPPE BORETTI DEL FU GIACOMO DA QUA POCHI GIORNI PARTO SOTTO LE ARMI SE TORNA IN BUONA SALUTE FACCIO IL MIO DOVERE ALLA BEATA VERGINE LUZZOGNO LI 19 MARZO 1831 CANNONIERE REALE.-

 

OPERAZIONE  A DOMICILIO  CON ASPORTAZIONE  DI  TUMORE  AL  PIEDE


DATA: 1938 - OLIO SU TAVOLA, CM. 40X30 - AUTORE: GIORGIO DE MERCANTI - ISCRIZIONI: G.R. ALESSI PAOLA 23-08-38 - SCHEDA E.V. N° 81


Un tempo diversi interventi chirurgici nelle abitazioni a causa della lontananza degli ospedali. Le strade non sempre arrivavano ai paesi e anche i mezzi di trasporto scarseggiavano.
I risultati non sempre rispondevano alle attese, sia per mancanza di strutture e di strumenti chirurgici adatti, sia per le complicazioni che potavano insorgere. In questo caso, grazie all-abilità del medico e con l-aiuto della Madonna, l-esito fu positivo. Nel dipinto l-ammalata è assistita da alcuni famigliari:un anziano e una donna (sorella della paziente) aiutano il dottore, un-altra è accanto al gran letto di ferro battuto con borchie decorate, operata di tumore al piede. E- significativo notare nei quadri ex voto la frequente presenza della figura femminile. Infatti, specialmente in certi periodi del passato, molti capi famiglia dovevano emigrare lontano, per lo più in Francia ,Germania (- an la Magna-) e anche in America. Le donne rimanevano per molto tempo sole, con l-incombenza di casa, figli, bestie da accudire e campagna da coltivare.
Era perciò gradito l-aiuto di qualche anziano famigliare.

 

 

AMMALATA IN SALA OPERATORIA

 

DATA: 1948 - OLIO SU TAVOLA, CM. 40, 5X31 - AUTORE: GTIORGIO DE MERCANTI - ISCRIZIONI: G. R. SAVOIA DELFINA 3-2-942; SUL RETRO: 15-2-48 SDB- E. V. N°§2

 

Nel quadro votivo è rappresentato un episodio miracoloso avvenuto agli inizi degli anni quaranta.
Alla donna raffigurata in sala operatoria veniva tolto un rene, intervento molto delicato in quei tempi. Dopo quattro mesi di degenza all-ospedale di Novara poteva tornare a casa ristabilita e riconoscente donava questo dipinto all-Oratorio della Colletta.
Anche ai nostri giorni la Vergine della Colletta aiuta i bisognosi: la signora Alessi, finita in sala di rianimazione per complicazioni chirurgiche, ne usci miracolosamente guarita. Nel dipinto sono raffigurati: l-operata in sala rianimazione con i mezzi per tenerla in vita, i medici pronti ad intervenire ed il marito.


BIMBA  PRECIPITATA DAL BALCONE

 

DATA: 1895-OLIO SU TAVOLA, CM. 43X30-AUTORE: IGNOTO(SI PRESUME MARCO MATTAZZI)-ISCRIZIONI:G. R. 1895- SCHEDA E. V. N° § 73.

 

Questi incidenti,a quell-epoca e ancora all-inizio del secolo, potevano capitare sia per la vivacità dei bambini -matai- che per la precaria sistemazione delle barriere ai balconi: infatti molto di queste erano ancora in legno di antica posa, per cui tarlatee con fenditure provocate dai cambiamenti climatici. Le case come questa del dipinto erano costruite con le stanze per dormire ai piani superiori, la cucina nel piano inferiore e al piano terra avevano la stalla con il letamaio appena fuori che nel fatto miracoloso rappresentato servi senza dubbio ad attutire il colpo della caduta.
Nella parte superiore del quadro, sono visibili le vecchie ringhiere di legno, mentre al piano sottostante sono sostituite da quelle in ferro. Particolarità da notare è l-abbigliamento del bambino, che pur essendo un maschietto indossava un vestitino da femminuccia; infatti cosi si usava, per praticità, fino all-età di quattro o cinque anni. Stessa situazione è illustrata nella tela ex-voto (scheda E. V. n°§ 63)nella quale la bimba che cade è figlia dell-autore stesso del dipinto. I familiari assistono impotenti e invocano la Madonna. Inoltre si può osservare com-è ben raffigurata l-architettura della casa (tipica del paese di Luzzogno): chiusa col suo cortile da un muro di cinta, un portale d-ingresso e con una parete addossata ad un-altra casa; la scala esterna che dal cortile conduce al balcone di legno (-lobia-); la copertura del tetto è in piode (-piòu-). I locali al pianterreno erano adibiti a cucina mentre il piano rialzato era destinato alle camere da letto
 
BAMBINO CADE DALL-ALBERO

 

Una volta i giochi dei ragazzi erano quasi totalmente praticati e inseriti nell-ambiente naturale. Salire sugli alberi, nascondersi dietro agli angoli delle case, correre nei prati, spesso ripidi e scoscesi, era cosa di tutti i giorni. Succedeva perciò di frequente che qualcuno, per imprudenza, corresse gravi pericoli, come alcuni ex-voto ci confermano. In questo caso il ragazzo, alla ricerca di nidi, incoscientemente si arrampica su di un albero d-alto fusto, cadendo poi dai rami alla sommità. Nell-altro episodio di questo genere (scheda E. V. n°§57)è raffigurato un ragazzo mentre, forse per cimentarsi come scalatore, precipita nel burrone,lasciando la madre e alcuni amici nello sgomento e imploranti la Vergine.


DONNA PRECIPITATA DALL-ALBERO

 

Faticoso e a volte arduo era il compito delle donne nella stagione autunnale, durante la raccolta delle foglie di faggio, usate per riempire i sacchi, quali materassi dei letti e inoltre per stendere i giacigli delle bestie nelle stalle. Il Comune stabiliva dei giorni precisi per la raccolta sul suolo comunale, detta -la larga dai foi-, e si cercava perciò di raccoglierne il più possibile: se non bastavano quelle cadute sul terreno, si facevano cadere dagli alberi per portarle a casa in enormi sacchi detti -busac-. La donna rappresentata nel dipinto, salita sulla pianta nell-intento di scuoterla, cadde. Cadute dagli alberi erano frequenti anche per gli uomini durante i lavori di potatura, spesso perciò ci si rivolgeva al cielo ad invocare la Madonna, come è raffigurato nell-altro dipinto (scheda E. V. n°  33).