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Il Costume delle donne.

Il costume delle donne di LUZZOGNO é quello indossato anche dagli altri paesi del"centro valle": Inuggio, Massiola, Marmo, Piana di Fornero, Strona, Sambughetto.
E' il tipico "costume della valle" propriamente detto, poiché quello dell'"alta Valstrona" è di origine e influenza Valsesiana.
In ogni modo si sa che fino a più di mezzo secolo fa le bambine lo indossavano già intorno ai sei anni di età.
Le ultime generazioni di giovani per comodità non lo portano più, ma quasi tutte, anche molte bambine, ne hanno uno riposto con cura nell'armadio.
Il costume viene indossato nei giorni di gran festa oppure in certe occasioni particolari, come dimostrazione, oltre che di grazia, soprattutto di un forte legame alle proprie radici.
Oggi è portato dalle donne meno giovani.
C'è quello feriale non tanto appariscente(ma non per questo meno interessante),e quello festivo, più vistoso grazie a ricami e guarnizioni che trovano il massimo della loro espressione durante le festività solenni.
Questo particolare abbigliamento è di media lunghezza; arriva appena sotto il ginocchio ed è perciò abbastanza comodo anche per i lavori di campagna.
Ecco com'è indossato, in ordine dal primo capo all'ultimo:  

                                                                                   
LA  CAMISA

E' una camicia di stoffa bianca (un tempo tela di canapa tessuta a mano) molto ampia, con maniche lunghe, piuttosto larghe, che terminano con un polsino stretto.
Nella parte alta delle maniche, vicino alle spalle, sono inseriti dei tramezzi di pizzo, detti "tacadent" spesso lavorati a "puncetto".
Questo indumento presenta una particolare lavorazione con fittissime pieghe lungo tutto il girocollo che è chiuso da un bottoncino molto raffinato, confezionato manualmente con filo bianco.
Originariamente "il davanti" della camicia era liscio o lavorato a "sfilati", negli ultimi 60/70anni si è via impreziosito con ricami magistralmente eseguiti, da quelli più semplici a quelli più elaborati.
L'ampiezza di questo manufatto non si nota perché appaiono solo la parte davanti e le maniche,
creando con il suo candore un forte contrasto sui colori sgargianti del costume.

IL  SUTANIN  SUT    

E' una sottana di tela o cotone, di colore chiaro con fiorellini stampati.
E' piuttosto ampia, arricciata in vita e allacciata alle spalle con delle semplici fettucce di cotone dette "bind" o "panac".
L'orlo di questa sottoveste è adornato con un grazioso pizzo eseguito ad uncinetto.


LA  FAUDA

Questa sottana è identica al "sutanin" come foggia, ma più pesante.
E' in panno verde o di altro colore scuro; la parte inferiore è orlata di velluto nero.
La "fauda"nella bella stagione può essere indossata al posto del "padlon"che è la veste, in genere, vista esternamente.


AL  PADLON

E' la veste esterna, molto ampia, ma confezionata in modo plissettato, con numerose pieghe stirate in maniera tale che rimangono ben aderenti alla persona e non a sbuffo.
Questo indumento è una sottana cucita ad un corpino molto ridotto con spalline regolabili de4lla stessa stoffa; nella parte davanti è cucita una tasca per riporre il fazzoletto, qualche mentuccia ma soprattutto l'immancabile corona del Rosario.
Il "padlon" feriale può essere di stoffa nera o blu, con un orlo terminale giallo (detto "biaud"), oppure blu stampato a pallini gialli e orlo giallo detto appunto "stampa".
Durante il lavoro questa veste si usa anche ripiegata sul davanti col grembiule e fermata in vita in modo da mettervi piccoli oggetti, specialmente la "calza" con i suoi ferri, che è freneticamente lavorata nei momenti di pausa monchi durante il trasporto del letame e del fieno, fatto con due tipi di gerla: la "civera " e il "ciuvron".
Il "padlon" festivo è in lana nera.
Un tempo, oltre a questo, si usava con un particolare tipo di panno detto "bumbasina" ed era orlato di rosso.


AL  BUSTIN

Anticamente  il "bustin" non era di tinta molto vivace, come del resto non lo era tutto il costume nel suo insieme.
Col tempo ha avuto una evoluzione ed è diventato, con lo "scusal" (grembiule), il pezzo di questo abbigliamento che dà un particolare tocco di fantasia, sia per il colore che per la forma, i ricami e le guarnizioni.


LA  SCUSAL

Questo indumento viene messo davanti al "padlon" e legato al busto con due lunghe fettucce dette "bind", confezionate artigianalmente con una particolare lavorazione tipica dei paesi di Sambughetto e di Fornero.
Ultimamente sono spesso sostituite di nastri di seta vivacemente colorati.
Lo "scusal" feriale può essere di stoffa colorata, a tinta unita o a motivi stampati; fino a un po di tempo fa si usava molto stampato a quadretti fittissimi e, vicino all'orlo inferiore, si ricamava una
particolare guarnizione colorata detta " vinca".
Quello della "festa" è sempre in raso a tinta unita, ricamato a mano con bellissimi motivi floreali.


AL  GIUPON

Questo indumento è una giacchetta nera che arriva in vita, viene messo quando fa più freddo e quando si va in chiesa. Ha la funzione di sostituire giacche cappotti scialle ecc. ,Destando particolare stupore per le sue ridotte dimensioni, in qualsiasi osservatore abituato a coprirsi molto.
Il "giupon" feriale è di lana nera, confezionato a mano, mentre quello dei giorni festivi è in velluto o in raso damascato, sempre fatto artigianalmente come tutti i capi del costume.

 

I  TRAVUCC

Sono calze senza piede, in lana nera,.
Partono dalla caviglia e arrivano fino al ginocchio; ora si usano principalmente calze con la soletta o addirittura quelle di nailon.
I "travucc" si usavano molto spesso in estate, garantivano una protezione alla gamba ma lasciavano il piede libero di respirare, sia che fossero indossati i "pull", sia che si fosse scalzi.
Questo permetteva al piede di aderire bene al terreno(a volte ripido) durante i  lavori di campagna.
Per reggere queste tipiche calze si usavano le "bind" , legandole con due o tre giri sotto il ginocchio.


I  PULL

Questa particolare calzatura, tipica nella Valstrona e unica nel suo genere, è composta da una calza corta di lana nera alla quale viene cucita una suola formata da più strati di pezze trapuntate tra loro con un robusto filo di spago.
Nella parte superiore del "pull", cioè in punta, e sul calcagno sono applicati dei rinforzi di velluto nero; vicino alla punta ed intorno al bordo inferiore, spicca una strisciolina di lana bianca.
Queste calzature, generalmente di lana nera, possono essere anche di altro colore, specie per i bambini, e in particolare queste ultime, sono adornate da graziosi fiocchetti di lana variopinta.
I "pull" sono calzati  molto volentieri anche dagli uomini che immediato rimedio ai piedi stanchi e doloranti.


AL  MUCAROL

Questo copricapo (anticamente anche di colori molto vivaci) è un fazzoletto di lana leggiera ; può essere nero oppure marrone con fiori multicolori stampati.
I modi di indossarlo sono diversi, secondo l'uso che se ne fa, pertanto esso  contribuisce a conferire al costume un aspetto particolarmente pittoresco.
Fino a qualche tempo fa, in chiesa, le donne portavano il "drapel", molto ampio e bianchissimo; questo veniva posto sopra il "mucarol" e scendeva lungo la schiena fino alla vita.
Il velo da sposa di una donna in costume (che un tempo era rigorosamente scuro) è un grande drappo in tulle bianco, di semplicissima fattura.
Fino a circa mezzo secolo fa, era messo con il "mucarol" ,sopra la culla di legno che, con il neonato all'interno, era portata a spalla dalla madrina al Fonte Battesimale.
Come ornamento le donne usavano decorarsi il collo con un cordoncino nero a doppio giro, con pendente d4etto "mulota".


L' ACCONCIATURA

Le donne non si tagliavano mai i capelli quindi avevano, specialmente le più dotate, una fluente lunghissima chioma che era acconciata nel seguente mod0o: la capigliatura veniva divisa in 4 settori, per ognuno dei quali si faceva una treccia: due piccole, sulla sommità del capo, e due dietro più grosse, sulla nuca.
Esse erano legate tra loro in forma quadrata.
Le trecce posteriori erano supportate dalle due anteriori e da un lungo legame nero "stringhel" (fettuccia di cotone).
Nelle due treccine venivano infilate due fettucce nere dette "lacitt" che, oltre ad annodarsi con le due posteriori, davano un tocco di originalità pendendo da un lato.
Al termine si incorniciava il volto delle giovani con i "tirabaci": riccioli ottenuti ondulando con un ferro caldo i capelli più corti sulla fronte, sopra le orecchie e dietro la nuca.
Alle anziane con chioma meno folta sai rimediava intrecciano dei fili di lana nera, come toupet .
Lo scopo e l'utilizzo di questa fantasiosa e resistente pettinatura (durava fino a 15 giorni) era di tener comodo il fazzoletto opportunatamente annodato sulla testa, di proteggersi dalla polvere e dalle intemperie, e di evitare la toeletta quotidiana con gran risparmio di tempo.
Non potendo pettinarsi individualmente,le donne si raggruppavano(generalmente il Sabato) e si acconciavano a vicenda si utilizzavano un pettine a larghi denti  detto "pèciu" ed un altro, a denti fittissimi detto"picinina":questa, intrisa d'acqua, serviva a pettinare meglio e in modo più compatto.
Questi particolari momenti di vita quotidiana tra fluenti chiome, catini d'acqua, pettini e riccioli vezzosi, erano vissuti spensieratamente approfittando per scambiarsi qualche pettegolezzo in più e conquistarsi inoltre un po' di riposo.
A incorniciare il volto non mancavano naturalmente gli orecchini, sempre abbastanza elaborati e vistosi per le adulte, e decisamente più piccoli quelli per le bambine che si inorgoglivano a portarli, sentendosi più grandicelle.
Ormai quasi tutte le donne che indossano il costume utilizzano il sistema attuale per pettinarsi; solo poche mantengono ancora l'acconciatura di un tempo, tenaci testimoni d'una foggia così particolare.